L’ottimismo, è noto, serve a ritemprare il morale anche tra gli operatori economici. Soprattutto nelle fasi cicliche particolarmente negative, come quella attuale, in cui pure una dose minima di fiducia può aiutare a superare i momenti di difficoltà e a sperare, quanto meno, in sviluppi migliori.
Le statistiche, soprattutto quelle relative all’andamento dell’economia, se da un lato aiutano a comprendere le caratteristiche di una determinata fase congiunturale, dall’altro sono crucialmente soggette a interpretazioni di vario genere, che ne sviliscono, in molti casi, le funzioni originarie.
L’attenuazione quantitativa di dati negativi, che restano pur sempre di segno negativo, può essere interpretata, ad esempio, come un’effettiva riduzione dell’intensità di un fenomeno recessivo o come il prodromo di una ripresa imminente. A seconda, ovviamente, di quanto si voglia enfatizzare l’aspetto positivo del fenomeno o la persistente, seppure più blanda, negatività dello stesso. Si aggiunge poi un’altra questione, quella della giusta considerazione degli indici, di cui è ricco il compendio statistico; indicatori che si prestano ad usi e interpretazioni diversi.
Il Composite leading indicators dell’Ocse, più noto come “superindice”, che oggi ha descritto un quadro rassicurante e in netto miglioramento rispetto al passato, soprattutto per l’Italia, assume ad esempio una valenza sicuramente rivelatrice di una tendenza in atto. Ma non può oggettivamente prescindere dal supporto di dati quantitativi singoli e aggregati, che meglio descrivono l’andamento reale dell’economia di un paese.
L’indicatore, sotto il profilo metodologico, riassume in un unico valore risultanze composite di tipo prettamente qualitativo, ma non si presta, per stessa ammissione degli esperti dell’Ocse, a fornire solidi elementi previsivi di ordine quantitativo.
Un’eccessiva enfasi mediatica, di riflesso, se da un lato trova la sua comprensibile giustificazione nel bisogno di ottimismo, dopo mesi di duro realismo di chiara impronta recessiva, dall’altro rischia di generare errori di valutazione e una possibile delusione che un più cauto entusiasmo avrebbe se non altro il pregio di scongiurare.





