Trend Calzaturiero

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L’era Obama porta l’ecologia anche nella filiera calzaturiera

Un connubio, quello con l’ecologia e la sostenibilità, che promette sviluppi anche nella filiera calzaturiera. Che al pari di altri settori guarda con più attenzione all’ambiente, non solo come propellente di innovazione, ma anche come potenziale leva di marketing fuori, questa volta, dalle nicchie di mercato.
C’è un po’ di tutto in questa nuova versione del “Footwear”, di impronta marcatamente americana, per lo meno in questa fase pionieristica.
C’è il programma di Obama che attribuisce all’ambiente un ruolo strategico, a fianco di sanità  e istruzione. C’è tecnica industriale, basata principalmente sul riciclo dei materiali. Ma soprattutto c’è marketing, che in tempi di recessione globale e di nuovi modelli di consumo, che hanno portato alla ribalta il concetto di “democratizzazione” anche nel segmento del fashion, si traduce essenzialmente in politica di prezzo.
I due elementi: l’impegno per la salvaguardia dell’ambiente e la “price attention”, il brand Zoe and Zac li ha entrambi previsti nella sua linea di scarpe ecologiche, immessa sul mercato da aprile di quest’anno. Il marchio, che fa capo a Payless Shoesource (Collective Brands Inc), oltre alla sostenibilità - garantita dall’utilizzo di fibre tessili naturali, da quote significative di materiali riciclati, come la gomma delle suole, da imballaggi ecologici (con cartoni 100% riciclati e inchiostri naturali) e da processi e tecniche di fabbricazione a basso impatto ambientale e a ridotto consumo di energia - assicurano un prezzo accessibile. Con le “green shoes” della collezione primavera 2009 vedute a un prezzo medio finale di 30 dollari il paio, che al cambio attuale corrispondono a meno di 23 euro.
C’è un elemento di marketing ecologico in più, tra l’altro, rappresentato da un dollaro di contributo per ogni prodotto acquistato - elargito nel primo mese di vendita - destinato alla conservazione del patrimonio forestale.
Ecologia, insomma, in tutte le sue varianti. Ma soprattutto non più per pochi e a prezzi proibitivi, ma con profilo mass-market. Con il “fashion sostenibile” mutuabile, nella sua versione allargata, anche al di qua dell’Atlantico, dove le nicchie - molte, e di prestigio, con marchio tricolore - saranno presto chiamate a riconsiderare con attenzione il posizionamento nell’ambito dei nuovi modelli di consumo.