Nell’Eurozona il denaro è sempre più a buon mercato. Se non fosse per il fenomeno del “credit crunch”, innescato dalla sfiducia che permea gli stessi circuiti interbancari, e per fattori reali, in primis la stretta sui consumi delle famiglie, che costringono le imprese a tenere in freezer gli investimenti, la situazione sarebbe quella delle grandi occasioni.
D’altro canto se la crisi non fosse conclamata la Banca centrale europea non avrebbe varato ieri l’ulteriore taglio del costo del denaro, portando il tasso di riferimento all’1,25% (le attese, per la verità, erano per un alleggerimento più robusto), il livello più basso nel decennio di storia della Bce.
L’intenzione, dichiarata dal presidente dell’autorità monetaria europea, Jean-Claude Trichet, è di proseguire nella politica di riduzione del costo del denaro. Senza però prevedere azzeramenti dei tassi, sulla falsariga degli Usa dove la Federal reserve ha portato il saggio di riferimento sui prestiti in un range tra 0 e 0,25%, aprendo al “quantitative easing”, alla politica cioè di allentamento quantitativo, realizzata non più attraverso i tassi, ormai azzerati, ma iniettando liquidità nel sistema monetario con acquisti di titoli di stato e corporate bond.
Tornando in Europa, la speranza è che anche per le famiglie lo scivolamento dei tassi verso il basso produca un ulteriore effetto virtuoso, alleggerendo la rata in conto interessi del mutuo ipotecario e liberando implicitamente risorse, in termini di maggiore reddito disponibile, per i consumi privati.
Si vedrà. Non essendo i tassi della Bce ma l’Euribor il benchmark per i prestiti ipotecari.
Per ora restano due dati che sembrano però remare nella direzione opposta del rilancio dei consumi. Il primo è l’aumento della disoccupazione in area euro, con 319mila persone in più senza lavoro a febbraio (il numero è salito a 2,125 milioni secondo l’Eurostat).
Il secondo è la fiducia, precipitata purtroppo ai minimi. In Italia, dice l’Isae, il sentiment dei consumatori è tornato a marzo in territorio negativo, per i timori sul quadro economico generale. E a preoccupare, guarda caso, sono proprio le attese sul mercato del lavoro. Con il ricorso alla cassa integrazione ordinaria nelle fabbriche cresciuto a febbraio – secondo l’Inps - del 553% rispetto al febbraio 2008.





